Turismo e trasporti

Il Colle di San Zeno

 

II nucleo storico di Lamone è situato ai piedi del colle di San Zeno, le cui falde formano a meridione un anfiteatro naturale. Questa struttura, oltre che creare un effetto protettivo dai venti freddi provenienti da nord, aiuta a trattenere meglio i raggi solari che riscaldano così maggiormente la terra tanto da creare in determinate zone un clima di tipo mediterraneo. Le falde sono coltivate a vigna. La viticoltura ha conosciuto una forte ripresa.

 

Da Lamone si può salire alla sommità utilizzando diverse vie. La più comoda, ma anche la più lunga, è quella che, partendo dal centro del nucleo storico, raggiunge il laghetto d’Origlio. In prossimità della chiesa di San Giorgio a Origlio, la strada sale dolcemente seguendo il fianco orientale della collina. Un secondo sentiero parte dalla cappella di San Grato, sulla sinistra del monte, e, dopo aver costeggiato i vigneti, sale utilizzando la sponda occidentale, inoltre in questi ultimi anni è stato aperto un nuovo itinerario, denominato “Sentiero naturalistico”.

 

Questa via, che in parte utilizza una vecchissima mulattiera caduta in disuso, si congiunge in prossimità della cima con un sentiero che sale da Origlio. Da notare che il “Sentiero naturalistico”, oltre ad essere una comoda via, offre spunti di arricchimento personale in quanto lungo iI percorso si trovano vari cartelli indicatori che informano sulla particolare vegetazione del luogo.

 

Sulla sommità del colle, i Lamonesi edificarono una chiesetta che diede il nome alla collina stessa. Secondo diversi studiosi di storia, il colle di San Zeno era già nell’era neolitica un tempio sacro; ne fanno fede le fossette a forma di coppe scavate nella roccia. Queste bacinelle, secondo gli studiosi, erano destinate a contenere le offerte alle divinità e agli spiriti. I geologi hanno confermato che queste “piccole coppe” non sono opera di agenti atmosferici, come si potrebbe pensare in un primo tempo, bensì dell’uomo del periodo della pietra levigata: le rocce che presentano questi piccoli incavi prendono il nome di “massi coppelliformi”.

 

Il Canonico Sarinelll ipotizza che forse già nel corso del secolo VIII vi fosse una cappella, ma su questo fatto non abbiamo alcuno scritto o testimonianza. La prima data su cui si può fare affidamento è l’anno 1490 inciso sulla pietra sacra dell’altare. Dopo il 1490 la chiesa fu rimodernata e ampliata a più riprese. Nel 1670 furono costruiti la sacrestia e i locali dell’eremo. Nel 1765 l’interno fu riattato e abbellito con degli stucchi, opera del Lamonese Giovanni Ghezzi.

 

A sinistra dell’altare maggiore, fu aggiunta nel 1827 una cappella dedicata alla visita della Madonna a Santa Elisabetta. Sopra l’altare fu esposto un quadro databile verso il 1810-1820 rappresentante la visitazione. L’altare maggiore è inoltre abbellito da un paliotto in cuoio lavorato al bulino, in cui è rappresentato iI Santo patrono della Chiesa.

 

Nella pala che si trova sopra l’altare, troviamo un affresco con rappresentata la Madonna che tiene in grembo il piccolo Gesù. Ai fianchi della Vergine troviamo due Santi, San Zeno e Sant’Agostino, con in mano il pastorale simbolo episcopale, mentre in basso sono raffigurate due persone in atto di preghiera. Questo affresco è databile verso iI XV secolo.

 

Come già accennato precedentemente, annesso all’oratorio si trova l’eremitaggio, un tempo abitato dagli eremiti. Le prime notizie al riguardo concernono un certo Giovanni Clemente di Susa, che visse lassù nel 1591. Parecchi furono gli eremiti che tra il 1591 e iI 1832 vissero sul nostro colle: l’ultimo fu Giuseppe Ferrari di Macerata.

 

(Note storiche raccolte ed elaborate da Tarcisio Casari).

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Itinerario Naturalistico Colle San Zeno

 

Ai lati della Collina di San Zeno (567 m è il punto più alto) si trovano: a est la conca con il Laghetto di Origlio modellata dai fenomeni di erosione glaciale e a ovest la Valle del Vedeggio. Il Sentiero educativo San Zeno (percorribile in un paio d'ore) inizia a Lamone e si snoda su soli 3 chilometri e mezzo con un dislivello di 200 metri. Domina soprattutto il Castagno, governato in parte a selva e in parte a ceduo (taglio di alberi a determinati periodi).

 

Lo strato arboreo comprende Betulla, Robinia, Tiglio. Nelle zone più aride, dove affiora la roccia e il suolo e poco profondo, ecco Querce (Rovere, Farnia e Roverella), Robinia, Ginestra e Camedrio scorodonia.

 

E' pure presente il Larice, probabilmente introdotto a scopo sperimentale. Tra gli arbusti si segnalano Agrifoglio, Nocciolo, Nespolo, Biancospino e Mirtillo. Nello strato erbaceo del sottobosco e facile riconoscere la Felce aquilina. Lo strato di Muschi e Licheni e soprattutto a contatto con il suolo. Nel bosco ceduo castanile abbandonato (alberi volutamente introdotti) sono osservabili i danni provocati dal cancro castanile. Il sottobosco è povero di specie erbacee.

 

Per contro nel tratto di ceduo castanile in buono stato colpisce l'abbondanza di Anemone dei boschi, Acetosella e Sigillo di Salomone. Ambienti diversi sono il ruscello, sulle cui rive crescono Sambuco, Fusaria comune, Frassino e Barba di capra, e le rupi con ricoprimento di piante specifiche quali Falso capelvenere, Borracina, Timo serpillo, Semprevivo maggiore, Brugo, Sassifraga e Polipodio. Un punto panoramico offre uno sguardo che spazia dai Denti della Vecchia al Monte Generoso.

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Oratorio di San Zeno

 

Situato su un colle e raggiungibile sia da Lamone attraverso un sentiero fra boschi e vigne sia da Origlio (strada carrozzabile), l'oratorio di san Zeno (Zenone) risale alla fine del XV secolo. Costruito nel luogo dove già esisteva una cappella, l'edificio fu ampliato negli anni 1765 e 1827. Sull'altare, un affresco raffigurante la Madonna con il Bambino, i santi Zeno e Agostino e i committenti genuflessi, di epoca tardogotica, incorniciato da stucchi di Giovanni Ghezzi di Lamone (1675).

 

Accanto all'oratorio vi sono i locali che un tempo fungevano da eremo (documentato già nell'854).

 

Il complesso è stato restaurato (1999-2001, arch. Dario Franchini).

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Sentiero Educativo Colle San Zeno

 

Il sentiero educativo del San Zeno è stato creato nel 1988 da un gruppo di insegnanti di scuola elementare, assistiti da ingegneri forestali, ispettori scolastici, direttori didattici, coordinati dall’ufficio dell’insegnamento primario dell’allora dipartimento della pubblica educazione (l’attuale Decs).

 

Itinerario:Lamone-San Zeno-Taverne
Difficoltà:media
Km:4.7
Dislivello:240 m
Durata:1.40 h
Località:Origlio
Ubicazione: Poreca - Brusada
Altitudine Lamone 322m / S.Zeno 562m / Origlio 422m  /Taverne 340m
Carta:1333
Come arrivare:
Con il treno fino alla stazione FFS di Taverne oppure con l'autopostale fino ad Origlio.
Accessi:Tavole indicatrici con le caratteristiche e con la mappa del tracciato sono installate sia Lamone, all’inizio del sentiero, quanto a Taverne, di fronte alla Stazione FFS.
Tempo di percorrenza:Un’ora e mezza, procedendo ad andatura normale, più il tempo d’osservazione.
Stazioni:
Seguendo il percorso si trovano 10 “stazioni” per l’osservazione guidata di particolari caratteristiche ambientali.
Punti panoramici:
La cima della collina di San Zeno e la stazione Nr.6 sono due punti panoramici di particolare interesse.

 

 

Il sentiero educativo del San Zeno è un percorso di circa cinque chilometri che congiunge l’abitato di Lamone con quello di Taverne, attraverso il Colle di San Zeno e i comuni di Origlio e di Ponte Capriasca. Lungo il sentiero si trovano dieci stazioni di osservazione, corrispondenti ad altrettanti luoghi di interesse naturalistico. La numerazione, da 1 a 10, è applicata su pali di castagno ben visibili e richiama le spiegazioni contenute nella guida per il visitatore (guida che è disponibile gratuitamente presso la cancelleria comunale).

Il sentiero attraversa un ambiente boschivo ricco di interesse per scolaresche e visitatori adulti, che intendono avvicinarsi alla natura attraverso l’osservazione diretta e il contatto con gli elementi del paesaggio. Uscendo dal percorso alla stazione 4, si può salire alla chiesa di San Zeno, che si trova circa a metà del circuito. La vetta della collina (alta 562 m s/m) costituisce un ineguagliabile punto di osservazione su tutta la Valle del Vedeggio, dal monte Ceneri ad Agno, oltre che su tutta la cornice dei monti circostanti, dalla Val Colla al Malcantone. La maggior parte delle stazioni è concentrata tra Lamone a Origlio (dalla 1 a 8).

 

Le “stazioni”

  1. In questa stazione si può subito osservare che la vegetazione del bosco si distribuisce su quattro strati: a – strato arboreo, b – strato arbustivo, c – strato erbaceo, d – strato dei muschi e dei licheni.
  2. Questa stazione è caratterizzata dalla presenza di parecchi larici, alberi tipicamente alpini che possiamo trovare anche nei nostri boschi a gruppi isolati.
  3. Principale caratteristica di questa stazione è la marcata presenza di rocce affioranti indicanti condizioni di aridità del suolo e di scarsità di terreno.
  4. Stazione caratterizzata da un bosco ceduo castanile abbandonato. Si osserva un altro esempio dell’intervento dell’uomo sulla natura. Con quali conseguenze?
  5. A differenza della stazione 4, questo bosco ha subito interventi umani recenti. Ne derivano alcuni vantaggi, tra i quali lo sviluppo di uno strato erbaceo più ricco di piante.
  6. Da questo balcone sul laghetto di Origlio si possono osservare all’orizzone le cime dei monti che durante le glaciazioni emergevano dai ghiacci. Si tratta delle cime dei Denti della Vecchia, del Boglia, del Sighignola, del monte Generoso.
  7. Sono osservabili condizioni di vita estreme in un ambiente rupestre.
  8. Stazione caratterizzata da un bosco misto a latifoglie. Un bosco sano è un’associazione di vegetali differenti in armonia tra di loro avendo le medesime esigenze di vita. Il buon equilibrio tra le differenti specie favorisce la proliferazione di una ricca varietà di organismi.
  9. La selva castanile non è bosco cresciuto spontaneamente, bensì una piantagione. A questo frutteto molte comunità hanno attinto in epoche diverse, fino alla seconda guerra mondiale, per soddisfare le loro esigenze.
  10. Funzione protettiva del bosco: a – grazie alla struttura spugnosa del terreno l’acqua del terreno viene trattenuta evitando pericolosi franamenti, b – i tronchi delle piante proteggono le infrastrutture sottostanti dalla caduta di materiali, c – i rumori della strada, della ferrovia vengono “assorbiti” dal bosco.
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Lamone - Lago d'Origlio - San Zeno - San Bernardo

 

Dalla stazione FFS di Lamone ci si dirige lungo la strada cantonale, seguendo la segnaletica, in direzione N verso il centro di Lamone, raggiunto in 10 minuti. A monte del nucleo più antico del paese partono due stradine, l'una che sale inizialmente in direzione O verso la chiesetta di San Zeno, l'altra in direzione E verso il Lago di Origlio. Consigliamo di salire direttamente verso San Zeno (San Zenone sulla carta 1:25'000, m 562), raggiunto in 40 minuti circa, punto dal quale si gode di splendida vista verso la bassa pianura del Vedeggio. Da San Zeno si prosegue in direzione NE scendendo verso la chiesa di San Giorgio e quindi il paese di Origlio.

 

Chi invece volesse raggiungere prima il Lago di Origlio, per salire a San Zeno deve tornare sui propri passi di alcune centinaia di metri e imboccare un ripido sentiero che porta a San Zeno in direzione NO, là dove esiste un Percorso Vita.

 

Ridiscesi a Origlio per il percorso indicato sopra, si prosegue lungo la strada cantonale sino al bivio per Ponte Capriasca, da dove si continua verso sinistra e quindi a destra verso Vaglio sempre lungo la strada asfaltata. Circa 800 metri dopo l'ultimo bivio, in località Madonna di Casletto, si piega a destra, in direzione S, lungo una mulattiera che in circa 20 minuti porta fino a San Clemente (m 624). Da questo punto si raggiunge San Bernardo (m 707) seguendo un comodo sentiero.

 

Il ritorno è possibile lungo l'itinerario Lub 10 (vedi: Lugano-Comano-San Bernardo) in direzione di Comano, Porza e Massagno oppure verso Tesserete lungo l'itinerario Lub 11 (vedi: Tesserete-San Bernardo).

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Chiesa di S. Giorgio e di Maria Immacolata

 

Situata sopra il villaggio di Origlio, in posizione isolata, la chiesa di San Giorgio e di Maria Immacolata, a cui si giunge attraverso una scenografica scalinata, deve il suo assetto attuale a tre fasi di costruzione: quella del nucleo primitivo, una cappella dedicata a san Giorgio risalente al XV secolo (l'antico coro è ora cappella laterale), quella della chiesa odierna, eretta nella prima metà del Seicento, e infine quella del coro semicircolare aggiunto alla fine del Settecento.

Di notevole interesse è l'imponente facciata incompiuta, senza intonaco, dalla tipologia caratteristica dell'architettura lombarda.  All'interno, lungo i lati della navata con volta a crociera si aprono quattro cappelle. Le decorazioni in stucco sono opera di artisti della regione: al coro ha lavorato Giacomo Quadri di Carnago (1765), alle pareti laterali Carlo Lepori di Origlio (1758-59), all'altare Giovanni Ghezzi di Lamone (1775). A destra della porta sant'Antonio abate, affresco quattrocentesco.

L'altar maggiore conserva un'antica statua lignea policroma quattrocentesca della Madonna col Bambino. Nella cappella di san Giorgio, Angeli musicanti, Profeti, Sibille, l'Incoronazione della Vergine, i santi Francesco e Antonio da Padova: affreschi che è lecito supporre opera della bottega dei Tarilli di Cureglia.

Nella cappella di santa Caterina, tela della prima metà del Settecento con i santi Caterina, Rocco e Sebastiano, incorniciata da stucchi di Gian Domenico Insermini di Mugena (1745). Alla decorazione della cappella ha dato il suo apporto anche Carlo Lepori. In chiesa sono custoditi alcuni ex voto, tra cui uno del 1610 attribuito ai Tarilli.
La chiesa è stata restaurata negli anni 1970-80 (arch. Alberto Finzi).


Nota: Chiusa tutto l'anno. Chiavi presso signor Angelo Poretti, Carnago, tel. 091 945 18 30

© lamone.ch – credits
Ultimo aggiornamento della pagina: 16.06.2014
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